Si è svolta il 28 settembre, la riunione al Mi, da remoto, sul FUN dei dirigenti scolastici. Per l’Amministrazione erano presenti i due capi Dipartimento, Dott. Versari e Dott. Greco. L’Amministrazione ha comunicato che entro venti giorni sarà definita una proposta per la determinazione delle funzioni dirigenziali e relative

fasce e saranno avviate le trattative per la definizione del contratto integrativo nazionale rivolto, tra l’altro, alla determinazione delle quote da destinare alla retribuzione di posizione e di risultato. Saranno poi esaminate anche le materie oggetto di confronto ai sensi dell’art. 5 del CCNL ed in particolare i criteri per la definizione delle funzioni dirigenziali e nel rispetto di quanto previsto dall’art. 12 commi 3 e 4 del CCNL del 2006 come modificato dal CCNL del 2010.

Lo Snals-Confsal ha ribadito che una proposta concreta di ridefinizione a livello nazionale delle fasce di complessità delle scuole può scaturire solo dal confronto sui criteri che devono essere definiti sulla base di criteri oggettivi e disponibili al SIDI, in grado di rappresentare le particolarità di tutte le regioni.

Sul FUN la situazione si presenta particolarmente grave. Grazie agli stanziamenti straordinari una tantum di 13 milioni di euro nel DL 34/2020 e 25,8 milioni di euro nella legge finanziaria 2021, sono state individuate le risorse per il triennio 17/18 – 19/20, ma allo stato attuale non ci sono le necessarie coperture finanziarie che consentano di mettere al sicuro anche le retribuzioni del 20/21 e degli anni successivi.

A seguito di tale situazione, nella maggior parte delle regioni i dirigenti scolastici percepiscono ancora la retribuzione di posizione parte variabile definita dai contratti integrativi regionali 2016/2017, non percepiscono da 3 anni la retribuzione di risultato (valore medio € 3.500,00 annui), non percepiscono le indennità di reggenza se hanno svolto questo incarico aggiuntivo obbligatorio, percepiscono una pensione provvisoria se nel frattempo sono cessati dal servizio.

La conseguenza più grave è però subita dai neo-dirigenti scolastici assunti dal 1° settembre 2019 che in 10 regioni non si vedono riconoscere dall’USR il diritto alla retribuzione di posizione parte variabile (una media di 13.000,00 euro lordi annui) e si vedono costretti a rivolgersi ai tribunali del lavoro.

È necessario, perciò, sollecitare gli organi di controllo a restituire tempestivamente gli atti contabili sottoposti al loro esame, per consentire agli USR di riprendere quanto prima la contrattazione e riallineare le retribuzioni dei dirigenti scolastici alle annualità di riferimento.


 

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